Intervista al Barone Cosimo Piovasco di Rondò (recensione creativa de “Il barone rampante” di Italo Calvino)


Il barone rampante

ALESSIO ZUCCHINI: Buon pomeriggio a tutti e ben ritrovati in questa nuova edizione del “TG1 Letteratura Italiana” del 02/03/2017 delle 17:30. In studio abbiamo con noi oggi il protagonista del libro di Italo Calvino “Il barone rampante”, che è appunto il barone Cosimo Piovasco di Rondò di Ombrosa, in Liguria. Accogliamolo con un caloroso applauso.

PUBBLICO: [ APPLAUSO ]

BARONE: Buon pomeriggio a tutti. E’ un onore essere qui.

ALESSIO ZUCCHINI: Signor barone, benvenuto in questo programma, nel quale io e altri giornalisti invitiamo personaggi e autori della letteratura italiana per parlarci di loro e delle loro opere. Se non le dispiace, io comincerei subito con le domande.

BARONE: Prego, faccia pure.

ALESSIO ZUCCHINI: Signor barone, aveste avuto dei problemi con la sua famiglia in età adolescenziale?

BARONE: Sì, ne ho avuti molti, soprattutto con mio padre, il Barone Arminio Piovasco di Rondò buon anima. Ma non solo con lui, anche con l’Abate Fauchelafleur che fu l’elemosiniere della nostra famiglia, nonché aio di noi ragazzi, insieme a mio zio, il Cavalier Avvocato Enea Silvio Carrega.

ALESSIO ZUCCHINI: Ce ne parli.

BARONE:  Con mio padre, l’abate e mio zio i rapporti sono sempre stati tesi, fino all’ormai famoso 15 giugno del 1767. Ricordo: ero a pranzo con la mia famiglia, come ogni giorno. Mio padre sedeva a capotavola. Dirimpetto mio padre, era seduto il Cavalier Avvocato; accanto a me, c’era mio fratello Biagio Piovasco di Rondò; tra noi due c’era l’Abate ed infine, davanti a noi, c’era la Generalessa Corradina di Rondò, nostra madre. Mia sorella Battista, che fu anche la monaca di casa, era alle prese con al preparazione del piatto unico del pranzo: lumache. Ecco, non c’è cosa più ripugnante di quegli esserini informi e saturi di bava. La mia pelle al solo pensiero tremita e rifugge quelle bestie immonde. Io rifiutai il pasto con la grinta e il valore di un guerriero. Mai si era vista disubbidienza così grave. E a quel punto si innescò la litigata con mio padre che finì con la mia celebre frase: – Ho detto che non voglio e non voglio. Fu così che andai in giardino, salii su un albero e decisi di non scendere mai più: quella volta fu l’ultima volta che sedetti in mezzo a loro.

ALESSIO ZUCCHINI: E i vostri familiari furono preoccupati per la situazione in cui vi riversaste?

BARONE: Solamente mia madre e mio fratello, che ogni sera mi portavano viveri, acqua e coperte se c’era maltempo o se era la stagione autunnale e invernale. Mio padre, al contrario, diceva in continuazione che io ero un cane e che dovevo morire. Il Cavalier Avvocato, infine, non si afflisse affatto, mentre l’Abate, matto come era, non chiese più notizie circa il mio stato.

ALESSIO ZUCCHINI: Sugli alberi, nei tempi morti o nei tempi durante i quali non faceste qualcosa di costruttivo, cosa avete fatto?

BARONE: Di solito, andavo con i ragazzi o con i monelli del paese in campagna per razziare e distruggere il coltivato dei contadini o per impadronirmi delle ciliegie.

ALESSIO ZUCCHINI:  Capisco. E ora arriviamo a uno dei momenti più delicati di questa trasmissione. Lei sa che amiamo entrare nella vita dei nostri ospiti, per cui anche a lei facciamo qualche domanda scomoda. Aveste mai un’infatuazione per qualche ragazza in adolescenza? [AMMICCANDO] Si confidi con noi…

PUBBLICO: [ OOOOOOOOOOO ]

BARONE: Ehm…non lo so…forse…credo…sì. Sì, ho avuto un’infatuazione per la Marchesa Violante, detta Viola Marinachiara. Lei aveva degli occhi di un blu intenso come le profondità dell’oceano, i capelli dorati e lucidi come il sole, un’espressione che dirle “armoniosa” direi sempre poco e un sorriso sfavillante e meraviglioso.

ALESSIO ZUCCHINI: Ne parla come estasiato, Barone! E questa infatuazione, a lungo andare, è svanita o si è tramutata in qualcosa di più? Non sia ritroso…

PUBBLICO [ UN INSIEME DI OOOOOOO, FISCHI E APPLAUSI ]

BARONE: Ehm…non so…forse…sì. Sì io sono stato fidanzato con Violante per un anno o un anno e mezzo, poi mi ha abbandonato per un aristocratico inglese. Rimasi di stucco, quando accadde e rimasi molto male, tanto male, malissimo.

ALESSIO ZUCCHINI: Vi siete più rivisti? Quando ci fu Napoleone imperatore ed Ei venne in Italia, voi due vi incontraste nuovamente?

BARONE: Sì, però ormai ero avanti con l’età. Gli abitanti di Ombrosa mi dissero di salire sull’albero della piazza e quando Napoleone entrò mi schernirono perché non avevano nessun rispetto per una signoria come me. Capito? NESSUN RISPETTO! Beh spero che la generazione di adesso abbia un po’ di rispetto, lo spero vivamente.

ALESSIO ZUCCHINI: No, signor barone! Me ne dispiaccio, ma non hanno, anzi non abbiamo imparato cosa voglia dire “rispetto”, oggi come allora.

BARONE: Sarebbe meglio che voi lo imparaste, e alla svelta!

ALESSIO ZUCCHINI: Bene e con questo invito e sollecito del barone, chiudiamo l’intervista e salutiamo il signor Cosimo, ringraziandolo per la partecipazione. E’ tutto, noi ci vediamo la settimana prossima con una nuova puntata del “TG1 Letteratura Italiana”. Buona serata.

BARONE: Buonasera.

PUBBLICO: [ APPLAUSO ]

Davide Mario Proietti

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